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Foreste delle Coste Mediterranee

A partire dall’epoca romana le principali foreste costiere hanno subito profondi cambiamenti a scapito della vegetazione naturale; i boschi primari erano composti prevalentemente da rade formazioni di pino d’Aleppo e pino marittimo associati a lecci e sughere (queste ultime più comuni nel versante tirrenico laddove le piogge sono più abbondanti).

I Romani favorirono la diffusione del pino domestico o pino da pinoli, dalla caratteristica chioma ad ombrello, in quanto esso forniva ottimo legname che veniva utilizzato nella costruzione delle navi. Nonostante gli stravolgimenti operati nella componente arborea, la flora costiera conta ancora una ricca gamma di arbusti autoctoni che compongono la cosiddetta macchia mediterranea; questa intricata formazione annovera specie dai frutti eduli (corbezzolo) o dalle proprietà terapeutiche in quanto ricchi di oli essenziali (es. il rosmarino, i ginepri, l’alloro). Molte specie animali delle aree costiere ricercano gli habitat forestali come rifugio e protezione sia dalle alte temperature che dalla siccità.

Tra i rapaci ricordiamo il maestoso biancone, specializzato nella cattura dei rettili; esso sovente nidifica tra le chiome dei pini. Il piccolo assiolo è un’ospite comune di questi habitat, così come il succiacapre che dimostra una dieta essenzialmente insettivora. Il gatto selvatico è un mammifero prettamente legato alle foreste; abile cacciatore (arboricolo all’occorrenza) si nutre in prevalenza di roditori e nidiacei; dopo secoli di spietati accanimenti, che lo avevano portato all’estinzione dalle regioni del centro nord, sembra oggi in lenta ripresa tanto da riconquistare quell’areale da dove era scomparso in un recente passato.