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Foreste delle Alpi

A causa del clima rigido e dei suoli poveri di nutrimento i boschi alpini sono generalmente costituiti da poche specie arboree; alle basse quote rinveniamo essenze frugali come la betulla e il pino silvestre. Laddove il clima si fa più continentale dominano l’abete rosso (peccio) e il larice; tra le loro chiome non è raro osservare il crociere dall’inconfondibile becco distorto, mentre cerca di estrarre i semi dagli strobili delle conifere. Centinaia d’anni di selvicoltura tradizionale hanno favorito le peccete monospecifiche, ma la tendenza attuale è di orientare questi boschi verso forme più naturali che garantiscano una maggiore varietà floristica e una più elevata biodiversità faunistica. Tra i mustelidi segnaliamo l’agilissima martora; prevalentemente notturna è un’abile cacciatrice di scoiattoli, uccelli e loro uova, rettili ed anfibi, ma nella sua dieta compaiono anche bacche e frutti e non disdegna artropodi come ragni e scorpioni e insetti in genere. I boschi meno disturbati dall’uomo sono l’habitat dal gallo cedrone e dal francolino di monte che si nutrono di gemme e teneri germogli.

Al pari della pecceta anche il lariceto puro non è del tutto naturale; nonostante ciò esso genera paesaggi molto suggestivi quando, a metà autunno, gli aghi dei larici si tingono di giallo prima di cadere a terra. Nelle cavità dei vecchi tronchi dimorano la civetta nana e la civetta capogrosso esclusive, in Italia, dell’arco Alpino. Nelle Alpi orientali, alle quote più elevate, compare il pino cembro o cirmolo. Questa caratteristica conifera di montagna si riconosce per il portamento poco slanciato e per gli aghi riuniti a gruppi di cinque elementi. Esso deve la sua capillare diffusione alla nocciolaia che costituisce vere e proprie dispense di semi disperse a caso nel territorio. Alcune di queste “raccolte” vengono dimenticate e prima o poi germogliano andando a costituire nuovi nuclei di rinnovazione.