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Foreste della Pianura Padana

I boschi planiziali, le foreste allagate e le formazioni ripariali dell’area padana hanno subito gravi alterazioni e profondi sconvolgimenti: la loro estensione originaria è oggi di gran lunga inferiore rispetto all’assetto primario. Le severe misure di protezione e salvaguardia attuate nei siti superstiti hanno consentito di salvaguardare nuclei residuali di specie endemiche come l’ontano bianco, il frassino meridionale e il carpino orientale assai difficili da rinvenire in altre zone d’Italia.

La rara bigia padovana e l’usignolo frequentano i fitti cespuglieti ai margini dei fiumi e nelle golene. Gli aironi cenerini, le garzette e le nitticore stazionano nascoste negli intricati canneti o ai vari livelli delle chiome dei pioppi e dei salici. Il pendolino usa realizzare un curioso nido a fiaschetto posto all’estremità dei rami degli alberi aggettanti sui corsi d’acqua utilizzando per la costruzione le infruttescenze delle tife e i pappi delle salicacee.

La localizzata rana di Lataste e il minacciato pelobate fosco arricchiscono di due specie importanti la rassegna degli anfibi presenti nelle pozze in foresta; queste ospitano anche l’arboricola raganella, i tritoni crestato e punteggiato. Tra i rettili possiamo incontrare la vulnerabile testuggine palustre europea che si reca sulla terraferma per la deposizione delle uova; praticamente onnipresenti le bisce d’acqua come la natrice tassellata e la più comune biscia dal collare.

Anche la puzzola frequenta preferibilmente i margini dei corsi d’acqua: la sua dieta è costituita da micromammiferi e anche da anfibi e in misura minore di varie specie di invertebrati catturati al suolo. I fusti dei vecchi alberi sono colonizzati da gruppi di funghi lignicoli tra cui famigliole e piopparelli, orecchiette e sfiandrine; spugnole e coprini usano colonizzare i dossi sabbiosi ai margini degli alvei.