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Boschi, ricci e pellicce

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La scoperta della polvere da sparo e l’affinamento della tecnologia rende il rapporto uomo-foresta sempre meno sostenibile a svantaggio della qualità e quantità dei boschi e dei suoi naturali abitanti.

Nel tardo Rinascimento (1500 circa), scompare dalla Romagna il castoro europeo (che vive ancora nell’Europa continentale). Anche l’orso era presente nei boschi montani della Romagna; una delle ultime cacce a questo plantigrado avvenne nel 1733 nella foresta di Corniolo di Santa Sofia quando i monaci Camaldolesi ne ordinarono l’abbattimento perché uno di essi aveva aggredito alcuni bovini.

La lontra è sopravvissuta almeno fino agli anni ’70 del secolo scorso; questo mustelide popolava le aree umide del ravennate e del ferrarese, ma si verificarono catture anche nell’Appennino forlivese. Tra gli alberi anche il castagno scomparve dall’Europa in epoche lontane; anche se non tutti gli studiosi sono concordi, tuttavia è assai probabile che già gli Etruschi iniziarono la coltivazione di questa specie importandola dall’Oriente, dove essa era sopravvissuta alle glaciazioni; il castagno divenne importante sia per il legname, sia per i suoi frutti che permisero la sopravvivenza di molte popolazioni che li utilizzavano come surrogati dei cereali per la preparazione di farine.