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Boschi, pionieri e conquistatori

Museo di Ecologia

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Gli studi naturalistici compiuti dapprima dall’abate forlivese Majoli e dal ravennate Ginanni (entrambi di fine settecento), le indagini di Pietro Zangheri (metà ‘900) e le informazioni scaturite dalle collezioni Ferrante Foschi (Forlì), Domenico Malmerendi (Faenza) e Alfredo Brandolini (Ravenna) mettono in luce quali e quante trasformazioni paesaggistiche e faunistiche abbia subito il territorio Romagnolo anche solo nel recente passato (negli ultimi 250 anni).

Sicuramente le modificazioni ambientali subite dagli ecosistemi hanno decretato la rarefazione di molte specie, se non addirittura la loro scomparsa, tuttavia a partire dalla seconda metà del ‘900 si assiste ad una rinnovata affermazione del bosco in molte aree occupate un tempo dalle colture agricole e dai pascoli. Tra le piante pioniere che concorrono a questo fenomeno di spontaneo rimboschimento ricordiamo pioppi e salici nelle aree di pianura, ginepri, acero campestre, frassino minore e carpino nero in collina e montagna.

Questo nuovo assetto vegetazionale favorisce il ritorno di specie già osservate in passato (Picchio nero, Istrice) o di animali mai rilevati prima per il territorio della Romagna e presenti più a sud nelle Marche e in Toscana: è il caso del Gatto selvatico dapprima rinvenuto in Carpegna (nel 2002) è oggi diffuso in tutta la porzione alto collinare e montana della Romagna, dal Montefeltro all’Appennino Imolese.